Dai tanto, e a volte resti svuotata
Fai, organizzi, rispondi ai bisogni di tutti — e certe sere resti svuotata anche quando è andata bene. E ti chiedi: quando tocca a me? Non alla parte che funziona — a quella che sente.
Per te che fai molto, spesso per gli altri — e ti accorgi di vivere quasi sempre nella testa, a una certa distanza dal corpo. Questo è uno spazio per fermarti davvero. Senza dover fare niente.
È qualcosa di più sottile. Una voce che si è abbassata tanto che, in certi giorni, quasi non la senti più.
Fai, organizzi, rispondi ai bisogni di tutti — e certe sere resti svuotata anche quando è andata bene. E ti chiedi: quando tocca a me? Non alla parte che funziona — a quella che sente.
Pensieri, piani, analisi. Il corpo è lì — ma è diventato un mezzo, non più un luogo in cui abitare. E a volte senti quella distanza.
Una relazione che finisce, un lavoro, una stagione della vita che gira. Cerchi qualcosa di solido a cui tornare — non un'altra cosa da fare, ma un posto dentro di te.
Non è un corso, non è una vacanza, non è la terapia. È un modo di tornare a te — non a chi dovresti essere, ma a chi sei già.
Non hai bisogno di aggiungere per ricostruirti, ma di fare spazio per arrivare alla tua radice interiore. A quella parte nascosta, selvaggia — quella bambina che non vede l'ora di uscire.— Armonia Selvaggia
Niente trasformazioni in cinque passi. Solo le condizioni in cui certi cambiamenti, semplicemente, diventano naturali.
Non come qualcosa da gestire, ma come guida. Una presenza che ha qualcosa da dirti, se la ascolti.
Pochi, in presenza. Non una sala fredda e affollata dove ognuno tiene la maschera, ma uno spazio piccolo dove scoprire che quello che senti lo sentono anche altri.
Una sensazione, una chiarezza, una direzione. Non un appunto: qualcosa che resta nel corpo, non solo nella mente.
Quella parte di te messa da parte — un desiderio, un modo di essere. Qui trovi le condizioni per riascoltarla.
Di prenderti del tempo senza giustificarlo. Di sentire senza dover capire tutto. Di esserci, e basta.
Per molti è l'inizio di un percorso più lungo con sé. Il cacao è solo la soglia.
Il cacao cerimoniale è una pianta con una storia millenaria. Le popolazioni amazzoniche e mesoamericane lo usavano come strumento di apertura del cuore — non come simbolo, ma come presenza reale che accompagna l'ascolto di sé.
In una cerimonia di Armonia Selvaggia il cacao è la soglia. Ciò che attraversi è un tempo lento, con il corpo come guida. Non c'è una performance da dare. C'è solo uno spazio in cui sentire.
E cosa te ne porti? Un tempo di riposo vero dalla testa, il corpo un po' più presente, e qualcosa che rimane — una sensazione, una chiarezza, una direzione. Non un traguardo: un modo di sentire che poi resta tuo, anche fuori da qui.
Ogni cerimonia è diversa, perché ogni gruppo porta la sua energia. Ma c'è una struttura che tiene — un contenitore che permette alla libertà di esistere.
Entriamo lentamente nello spazio. Il corpo si orienta, il respiro si assesta. Non c'è fretta di iniziare: inizia già qui.
Il cacao viene preparato con cura e intenzione. Lo beviamo insieme — un gesto semplice che apre qualcosa.
Il corpo si muove dove vuole andare. Nessuna coreografia. Solo il permesso di ascoltare quello che si muove dentro.
Pittura istintiva, argilla, parole. Non per creare qualcosa di bello — per lasciare che qualcosa passi attraverso le mani.
Un tempo di integrazione. Il corpo ha bisogno di fermarsi per assorbire. È il momento più prezioso.
Chi vuole, condivide. Non è obbligatorio. Uno spazio in cui sentire che quello che hai vissuto non lo vivi solo tu.
Le parole arrivano fino a un certo punto. Queste sono immagini di una cerimonia vera — lo spazio, la luce, i gesti.
Fotografie · Armonia Selvaggia
Susan non insegna: accompagna. Attraverso il corpo, la creatività e la natura, ti porta all'essenziale e alla tua radice interiore — al tuo ritmo. Ecco i modi per camminare insieme, dal primo incontro al percorso più lungo.
Un'ora per scendere dalla testa e tornare nel corpo, e lasciare che la scrittura raccolga ciò che emerge. Un gesto piccolo, ripetibile, tutto per te.
€35 a incontro · €120 abbonamento 2 mesi
Scopri di più →Un cammino di gruppo di tre mesi verso le tue cinque radici — un pezzo del tuo puzzle interiore alla volta, in compagnia di altre donne che cercano qualcosa di simile.
€60 per l'intero percorso
Scopri di più →Una giornata con le mani nella materia — argilla, colore, corpo — per dare forma a ciò che è confuso e renderlo concreto. Materiali inclusi: porta solo te.
€65 materiale incluso
Scopri di più →Dipingere fuori, dove la natura fa da maestra. Lo stesso gesto con cui Susan ha iniziato da bambina, in riva al lago: il colore come modo di ascoltarsi.
€45
Scopri di più →Il cerchio che hai conosciuto in questa pagina: cacao, movimento, creatività e condivisione, in piccolo gruppo e in presenza. Date, luogo e contributo si definiscono di volta in volta.
Scopri il prossimo cerchio →“È stato pazzesco e liberatorio... ho amato ogni frammento della giornata. Mi è sembrato che ogni passaggio mi permettesse di vedere un pezzo del mio puzzle interiore e onorasse una parte di me che trascuravo da un po'. La cerimonia del cacao, inclusa nel percorso, è stata un momento emozionante e il cerchio di noi donne mi ha commosso molto, perché ho sentito che ognuna di noi dava voce attraverso la voce dell'altra. Mi sono connessa a qualcosa di selvaggio e profondamente vero che non conoscevo di me... e mi ha dato un sollievo enorme. Colorare e dare spazio alla creatività è stato libertà.”Partecipante a Cinco Raíces · maggio 2026
Gli incontri in presenza si tengono in spazi scelti di volta in volta, senza una sede fissa.
La stessa creatività istintiva che attraversa le cerimonie, Susan la porta sulla tela. Crea dipinti su commissione: opere personali, nate dall'ascolto di chi le riceverà — un colore, un gesto, una storia resi materia.
Non una decorazione, ma un oggetto quasi rituale: qualcosa che ti somiglia e che resta. Ogni opera è unica, pensata a partire da te.
Sono Susan Vanessa. Sono nata in Ecuador e sono arrivata in Italia a quindici anni — lasciando la mia terra, la natura, le radici. Il primo rifugio l'ho trovato nella pittura: andavo al lago a dipingere acquarelli. Crescendo mi sono adattata, ma dentro ho sempre portato l'eco della mia origine e della cosmovisione andina.
Non sono una coach né una terapeuta: sono un'accompagnatrice. Non aggiungo, faccio spazio. Non risolvo, accompagno a trovare. Porto anni di pratica con l'arteterapia, la danzaterapia, la meditazione somatica e le arti espressive — e la convinzione che ognuna di noi custodisca una saggezza che attende solo di essere ascoltata.
«Per essere selvaggi non serve essere aggressivi, né farsi vedere. Anche il selvaggio trova un equilibrio armonioso.»
In ogni incontro porto la stessa cura che vorrei ricevere: presenza, leggerezza, semplicità. Uno spazio sicuro, senza giudizio, in cui il corpo può finalmente parlare — e quella parte nascosta, selvaggia, può uscire allo scoperto.
La cerimonia del cacao è stata un'esperienza emozionante e speciale, per connettermi con parti profonde di me. Un momento sacro — per me e per il cerchio di donne.
Ne sono uscita con gratitudine e pienezza — fisica e mentale. Ho ritrovato l'importanza di ritagliarmi dei momenti, di dedicarmi piccole cerimonie. E il cacao è stato solo l'inizio.
Sono arrivata senza sapere bene cosa cercavo. Ho trovato molto di più: la ricchezza di conoscersi e parlare, lasciando fuori le identità di lavoro. Me lo porto dietro, lo racconto, lo lascio germogliare.
Uno spazio sicuro dove lasciarmi andare e tornare in allineamento, mente e corpo. Dove dire — con l'arte, con la creatività — parti di me che faccio fatica a far uscire altrove. Ne esci piena, in equilibrio, vista.
Un momento di profonda condivisione, un rituale che mi ha avvicinata alle mie radici. Il tempo che dedichi a te stessa non ha prezzo.
Non c'è domanda sbagliata. Se non trovi risposta qui, scrivimi: ci sono.
Sì — anzi, per molti inizia proprio così. Non serve esperienza né preparazione. Ogni cerimonia è adatta anche a chi arriva per la prima volta. L'unica cosa che ti chiedo di portare è la disponibilità a stare con te.
Beviamo il cacao insieme e lasciamo che arrivi. Poi c'è movimento — libero, non coreografato. Poi uno spazio di espressione creativa: pittura, argilla, scrittura, a seconda dell'energia del gruppo. Chiudiamo in cerchio, con chi vuole condividere. Tutto dura tra le 3 e le 4 ore. Niente di esoterico: solo molta presenza.
Te lo dico con chiarezza prima che tu decida: ti scrivo cosa include l'incontro, quanto dura, cosa riceverai e il costo — senza sorprese e senza righe in piccolo. Non voglio che tu spenda "al buio". E se, dopo averlo letto, senti che non è il momento, va benissimo così.
Il cacao cerimoniale è un alimento, non una sostanza alterante. A dosi cerimoniali può aumentare la sensibilità, il calore, la presenza corporea. È generalmente sicuro. Se hai condizioni particolari (cuore, pressione alta, antidepressivi IMAO) ti chiedo di segnalarmelo prima. In caso di dubbio, parlane con il tuo medico.
Lo dicono quasi tutti — e poi se ne dimenticano. Non perché la cerimonia ti trasformi, ma perché lo spazio è costruito in modo che il giudizio non abbia posto. Ognuno fa la propria esperienza, anche quando siamo insieme. Niente da dimostrare, nessuna performance. Il corpo sa cosa fare.
Lo capisco. E ti dico solo questo: la versione di te che si è ascoltata, che si è presa uno spazio, che ha sentito invece di solo funzionare — è anche quella che ha più da dare. Non è egoismo. È cura.
È la domanda giusta. La cerimonia non è un'isola: nel cerchio di chiusura raccogliamo insieme ciò che è emerso e ti porti via qualcosa di concreto — un gesto, una pratica piccola, una direzione. Il cacao è una soglia, non un traguardo: serve a riportarti a un modo di sentire che poi è tuo, anche fuori da qui.
Prossimo cerchio
I posti sono limitati a dieci — perché lo spazio funziona quando è piccolo, vero, raccolto. Se senti che è il momento, non aspettare di avere tutte le risposte. Il corpo sa già.
La cerimonia del cacao la tengo anche in collaborazione — e non è un caso. Certi spazi diventano più veri quando più mani li tengono: più sguardi, più voci, più modi di ascoltare.
Se anche tu accompagni — come artista, facilitatrice, terapeuta, o semplicemente come chi sa stare accanto alle persone — forse c'è un cerchio che possiamo aprire insieme.
Non cerco numeri, cerco sintonia. Se senti che il tuo modo di esserci somiglia al mio — presenza, leggerezza, semplicità — scrivimi. Partiamo da una conversazione, senza fretta.
Informativa ai sensi degli artt. 13–14 del Reg. UE 2016/679 (GDPR) · Giugno 2026
PALACIOS ARMIJOS SUSAN VANESSA — [INDIRIZZO COMPLETO] — PLCSNV88H66Z605O
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Un'ora per scendere dalla testa e tornare nel corpo. Si parte da una meditazione somatica — il respiro, le sensazioni, il corpo come guida — e si lascia che la scrittura raccolga ciò che emerge, senza cercare la frase giusta.
Non serve esperienza, né con la meditazione né con la scrittura. È un gesto piccolo e ripetibile, tutto per te. Lo puoi vivere online o in presenza, come preferisci.
Un cammino di gruppo di tre mesi verso le tue cinque radici. Si procede un pezzo del tuo puzzle interiore alla volta, in compagnia di altre donne che stanno cercando qualcosa di simile.
Si svolge online, distribuito nel tempo, perché certe cose hanno bisogno di spazio per emergere. Non un corso da seguire: un cerchio in cui tornare all'essenziale, al tuo ritmo.
Una giornata con le mani nella materia — argilla, colore, corpo — per dare forma a ciò che è confuso e renderlo concreto. Non per creare qualcosa di bello, ma per lasciare che qualcosa passi attraverso le mani.
Si tiene a Milano, una volta al mese. I materiali sono inclusi: porta solo te.
Dipingere fuori, dove la natura fa da maestra. È lo stesso gesto con cui Susan ha iniziato da bambina, in riva al lago: il colore come modo di ascoltarsi, prima ancora che di rappresentare.
Un'esperienza immersiva in natura, dove non conta il risultato ma la presenza. Nessuna esperienza richiesta — solo la voglia di stare nel colore.
Lascia il tuo nome e due righe: ti scrivo io con date, luogo e dettagli del prossimo cerchio. Nessun anticipo, nessun vincolo — solo una risposta.
Raccontami chi sei e cosa immagini — ti rispondo io. Nessuna formula: solo l'inizio di una conversazione.
La stessa creatività istintiva che attraversa le cerimonie, Susan la porta sulla tela. Ogni dipinto su commissione nasce dall'ascolto di chi lo riceverà: un colore, un gesto, una storia resi materia.
Non una decorazione, ma un oggetto quasi rituale — qualcosa che ti somiglia e che resta. Si parte da una conversazione: mi racconti cosa cerchi, e da lì prende forma l'opera. Tempi, dimensioni e contributo si definiscono insieme, in base a ciò che immagini.
Non c'è domanda sbagliata. Se qualcosa non ti è chiaro — sul cacao, su come si svolge un incontro, sul momento giusto per te — puoi chiederlo direttamente. Ti risponde Susan, di persona: nessuna risposta automatica, nessun obbligo a partecipare.
Lascia la tua domanda e, se vuoi, due righe su di te. Il messaggio è già pronto: modificalo come senti, poi aprilo nella tua mail.
Per qualsiasi cosa — una domanda, una curiosità, il desiderio di esserci, o semplicemente due parole — puoi scrivermi direttamente. Ti risponde Susan, di persona: nessuna risposta automatica, nessun obbligo.
Lascia il tuo nome e il tuo messaggio. È già pronto: modificalo come senti, poi aprilo nella tua mail oppure copialo.
Il messaggio è già pronto — modificalo come vuoi, poi aprilo nella tua mail oppure copialo.
Scrivo a: vanessa26armijos@gmail.com